ESPERIENZA
PRENATALIZIA
A LUCI ROSSE


Giorno uno.

Sto uscendo dal supermercato, tengo il cellulare con la spalla vicino all’orecchio mentre discuto con la commercialista e sistemo la carta di credito nel portafoglio; intanto spingo il carrello straripante di spesa verso la macchina parcheggiata poco distante.

Un vucumprà nerissimo mi si accosta sorridendo e si mette a spingermi il carrello. Non mi curo di lui, apro il portellone posteriore della monovolume e finisco la telefonata con la dottoressa che mi sta dando pessime notizie sulle tasse da sborsare.

Conclusa la chiamata, mi accorgo che l’uomo ha già sistemato la spesa nel baule ed è in piedi che mi fissa.
«Grazie» gli dico mentre riprendo le redini del carrello e mi avvio verso la pensilina, ancora persa nelle imprecazioni mentali per l’esagerata somma, che non so come farò a pagare.

L’uomo mi segue e mentre sto agganciando la ferraglia a quattro ruote negli appositi spazi, mi fa:
«Lasci a me?»
«No, no - dico estraendo dal blocco del carrello un anonimo disco di metallo - è solo un gettone».
«Mi dai qualcosa, per mangiare?»
«Mi spiace, non ho soldi qui».
«Dai!»
«Ti ho detto che non ho soldi»
«Però ti ho aiutato».
«E io ti ho ringraziato! Cosa vuoi ancora da me eh?» urlo mentre mi allontano con lui che mi tapina a un metro di distanza.
«Ho aiutato te, tu aiuti me».

«Senti, non ho soldi, mi spiace, dovevi dirmelo prima che la tua prestazione era a pagamento e poi… - mi viene una frase poco felice -  le fai le ricevute?»
«Cosa?»
«Le ricevute! Se ti do i soldi, tu mi dai una ricevuta e io la scarico».
«Io ho caricato la spesa e tu la scarichi».
«Vai, vai, non è giornata!» concludo salendo in macchina e partendo sgommando.

Giorno due.
Sono ancora lì. L’uomo è all’ingresso del supermercato, indossa un cappellino da Babbo Natale con le lucine rosse. Mi saluta, io abbasso lo sguardo e tiro dritto.
Lo ribecco all’uscita e mi segue fino alla macchina. Prevengo la domanda:
«Senti, sono quella di ieri, quella che non ha soldi e nemmeno la moneta nel carrello».
«Io però ho la ricevuta».
«Cosa?»

Il vucumprà tira fuori un piccolo block notes a quadretti, strappa un foglietto e me lo dà. È scritto a mano, l’intestazione è Abdul Obasanjo, vicolo Stazione, Brescia e subito sotto “Libera donazione € 2”.
Strabuzzo gli occhi: «E sarebbe?»
«La ricevuta».
«Non ci posso credere! E chi è il tuo consulente, scusa?»
«Perché?»
«Manca il codice fiscale e poi… non so se questa dicitura va b… però, però complimenti» sorrido scuotendo la testa mentre apro il baule e sistemo i sacchetti della spesa che Abdul mi passa.
«Mi dai un euro?»
«Te l’ho detto, non ho soldi. Pago tutto con carta di credito».

Abdul mi segue mentre vado verso i carrelli.
«Almeno qualcosa?»
«Vuoi che ti dia la carta, già che ci siamo? Non so neanche per quanto tempo mi faranno credito, fra l’altro! Ma sai quante tasse paghiamo noi? - ho la voce stridula che non sopporto ma che mi esce quando sono isterica -  Ma sì, a te che frega».
Estraggo dal carrello il disco di metallo che uso al posto della moneta e mi allontano lanciandogli un ultimo sguardo:
«Ciao Abdul, vedi di fare molte ricevute oggi, eh?»

Giorno tre.
Ancora spesa, ancora supermercato. È sera, l’uomo è al solito posto illuminato dalle lucine rosse appese al cornicione dell’edificio. Mi osserva mentre mi avvicino.
«Ciao» anticipo il suo saluto con espressione super gnecca.
«Ciao» risponde con un sorriso ancora più grande del solito. “Va bene a lui” penso mentre le porte si aprono e vengo risucchiata dalle corsie affollate di frenesia prenatalizia.

Esco, spingo il carrello correndo, stavolta ho lasciato la macchina molto vicina e, quando la raggiungo, Abdul è già lì.
«Senti - lo fisso sbuffando dalle narici - cosa sei? Specializzato in rompimento maroni? Tu proprio non capisci» esclamo stizzita.
«Ho capito, invece»
«Cosa eh? Cosa hai capito? No, dimmi. Dimmi!»
«Che non hai soldi perché paghi con la carta di credito».
«Bravo! E allora perché cavolo mi segui?»
Apre il sacchetto di lurida tela blu che porta sempre a tracolla ed estrae un lettore per carte di credito. Lo squadro mentre sento le pupille ingrandirmi gli occhi.

Basita mi blocco fissando l’aggeggio che ha in mano: «Non ci posso credere, e questo cosa sarebbe?»
«Dai che lo conosci. Carta o bancomat?» mi chiede con sguardo furbissimo.
Quasi non respiro: «Abdul, tu… tu… sei pazzesco!»
«Grazie! Ieri con le ricevute ho preso cento euro e la gente si divertiva pure. Oggi ho fatto quello - punta il dito verso un pannello di cartone modello uomo sandwich appoggiato al muro del supermercato - e ho già raddoppiato perchè vogliono fare i selfie con me»

Leggo sul cartello a caratteri cubitali “Si accettano carte di credito e faccio ricevuta”.
Il vucumprà aggiunge: «Dietro ho scritto: “Sconti natalizi”».
Fisso l’uomo paralizzata. Mi crollano addosso tutti i pensieri mentre un’unica idea mi scoppia dentro: mi sa che domani verrò a lavorare da Abdul.