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UN UOMO LIBERO


Io, Beppe, non l’ho conosciuto, ma la sua bellezza è arrivata fino a me attraverso le parole di chi ha percorso un pezzo di strada al suo fianco. Mi spiace non aver ammirato la limpidezza del suo sguardo, perché ci sono uomini con la “u” maiuscola che quando trovi ti restano dentro, il loro cuore è spalancato sul mondo ed è quella la forza che anima le loro azioni e dà spazio alla loro libertà.

Non è facile incontrare uomini liberi, sono una rarità; si è tutti condizionati fin dall’infanzia e, crescendo, diventa normale vivere all’interno di schemi ereditati che se, da un lato, possono anche essere salvifici per la crescita, dall’altro diventano recinti pieni di egoismo.

Queste gabbie sono confortevoli, permettono rapporti interpersonali, svaghi, professioni e stare al loro interno fa parte della routine quotidiana fino al giorno in cui, inaspettatamente, si incrociano occhi luminosi e imprevedibili che ci conquistano per la loro accoglienza e per la leggerezza che diffondono.

Questi sguardi sono particolari perché le persone che li indossano sono evase dalla prigione e, pur rispettando tutti, camminano leggere per il mondo fluendo con naturalezza e rivelandosi una benedizione speciale per chi attraversa il loro sentiero.

Il passaggio nella nostra vita delle persone speciali, lascia sempre una scia amorevole che si colora delle tinte più belle, quelle che riescono a dare un senso persino ad un giorno triste ed il motivo è semplice: questi uomini che hanno compreso come il far star bene gli altri, faccia star bene se stessi, sono usciti dalle gabbie dell’io-io-io e sono diventati liberi,… liberi di lasciar vivere, esprimere, lavorare, parlare gli altri, senza interferire, senza giudicare.

Quando un grande uomo valica il grande portone, lascia il corpo, ma non lascia la vita che quel corpo ha animato, e allora è ancora qui e la sua presenza resta palpabile fra i numeri di una banca, così come tra le pieghe di una pagina che si compone e diventa giornale, preso e sfogliato da altri occhi che a loro volta si toccano fra le righe della carta e che, da quelle parole, vengono toccati, fino a diventar sospiri e poi nuvole e infine cielo… un cielo che quando lacrima torna alla terra, perché tutto ciò che va ritorna o, forse, non si è mai mosso da dove era.

Guardare quel cielo ed essere ancora capaci di un sorriso, dipende solo da noi, dal nostro sguardo oltre le nuvole, dal nostro cuore che si espande al di là del tempo, dal nostro liberare la mente oltre lo spazio dell’ultima notte che diventa giorno e poi ancora notte, in un continuo divenire.

Anche fidarsi di tutto ciò dipende da noi, e quel Dipende che sembrava finire con Beppe, è la barca che veleggia al tramonto così come all’alba del nuovo giorno, perché non c’è fine senza nuovo inizio e inverno che non abbia lasciato il posto alla primavera. Da tempo immemore.

 
#febbraio 2021
#Dipende - #GiornaleDelGarda




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